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arte e cultura
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Viaggio in Argolide
di Nuela Camposeo
Una premessa d’obbligo: chi scrive è professionalmente impegnato nel marketing di uno dei luoghi citati; starà al lettore decidere quanto è dettato dall’intenzione di pubblicizzare un prodotto e quanto dall’entusiasmo suscitato da queste bellissime isole.
Sono un’amante del mare, della natura, della cucina semplice e della scoperta… ed è ciò che ho trovato.
Partititi in moto da Brindisi, arriviamo a Patrasso una mattina luminosa, il primo di Giugno: la nave scivola su di un mare di miele fra le due sponde dell’omonimo golfo, e le barche a vela, il ponte di Poseidone, arioso – si libra sull’acqua, e una coccinella, ci danno il benvenuto.
Percorsa velocemente l’autostrada, arriviamo a Corinto dove, da “turisti per caso”, cerchiamo lo stretto per antonomasia ma non riusciamo a scovarlo; chiedendolo ad una greca, ci sentiamo guardati con dubbio (<ma questi ci sono o ci fanno?!>): ci abbiamo pranzato sopra, lo stretto è a 50 m!
Ci si immagina grandi scenari -uno squarcio mitologico alle terre elleniche- per vederlo e si potrebbe dire che è “talmente stretto” da non riuscire ad aspettarselo.
Dopo un’altra oretta di moto (panorama bello ma scomodo, ad una certa età), arriviamo alla metà: Apollo Beach, un villaggio turistico a qualche km dal piccolo centro di Porto Heli.
La struttura ha almeno 30 anni e non è ancora aperta per la stagione estiva. Per me, che ho vissuto fin da piccola nei villaggi turistici, è un dolce e malinconico salto nel passato: camere comode, pulite, in legno e azzurro, niente frigo, niente tv, solo l’aria condizionata e una natura bellissima. Le camere, i ristoranti, l’anfiteatro, sono letteralmente sospesi fra una pineta verde, ricca di cinguettii, ed un mare blu. Tre spiagge, tutte di sassi colorati- e difficile non farsi rapire dalla tentazione di collezionare i più belli- si interpongono fra le varie strutture collegate da piccoli sentieri. Il mare, acqua cristallina quasi sempre piatta, è aperto ma protetto dalla dirimpettaia isola di Spetze. Ricci, paguri, conchiglie e pesciolini colorati sono a profusione. Scopro, più tardi, che la località è stata premiata con la bandiera blu.
Dopo 2 giorni di mare, sole e relax, riprendiamo la moto e la strada. Muoversi qui, senza mezzi, è molto difficile: il contorno frastagliato della costa alta e la bassa densità di popolazione, fanno di questa zona una terra di piccoli paesini- isolati fra colline, monasteri, uliveti, pinete e macchia - collegati da piccole strade che attraversano paesaggi incredibili.
Alcuni greci ci hanno parlato dell’isola di Hydra, vicina a Porto Heli, per le sue frequentazioni e le sue gioiellerie, ma scoprire i suoi scorci è stata un’altra storia: l’isola è percorribile solo a piedi o in groppa ad asino, non ci sono auto. E’ quasi desertica e disabitata se non per il versante che da sulla “terra ferma”. Il villaggio si sviluppa in un porto naturale, protetto da fortezza con cannoni e costellato da mulini a vento. La turistica banchina del porto è un susseguirsi di bazar e pub all’aperto. Arrampicandosi nell’interno del paese si scorgono ripide viuzze imbiancate dal latte di calce con case colorate da bouganvilles, fichi d’India e da ante e porte di legno blu.
E’ verso l’interno che troviamo una minuscola taverna, assediata da ufficiali di marina…chissà perché? Tutta bianca, ha come simbolo una rossa cipolla: per 18,00€ mangiamo saporitamente un’insalata greca, tzatziki freschissimo, due pite, pane caldo al sesamo e un dolce tipico condito da gelato (punto debole della cucina greca, semplice e saporita, sono i dolci troppo dolci…eppure, in Sicilia, usano più o meno le stesse materie prime!).
Il mare di Hydra è bello come quello di Porto Heli ma la costa è più alta, le calette per tuffarsi sono poche e il mare diventa subito profondo…dopo 10 m ti perdi nel blu.
E le frequentazioni? Australiani, francesi, tedeschi, americani, spagnoli, cinesi…
Altro giorno, altro luogo: il teatro di Epidauro nel cuore dell’Argolide. Lo scenario, pur bello, non è spettacolare come quello di Taormina, né il materiale impiegato della stessa fulgidezza del bianco accecante del teatro di Siracusa ma è il più grande teatro greco e con un’acustica incredibile. Ad esibirsi sono vari visitatori e ci rapisce il cuore uno spagnolo che dal centro dell’orchestra ci ninna con una carezzevole “Santa Lucia”.
Il museo e l’area archeologica – ancora “sotto scavo”- ci rivelano, fra le tante cose, un curioso campo sportivo, munito di colonnine di partenza per i corridori, e due delle sue divinità più famose: Esculapio e il serpente, padri della medicina.
Proseguiamo per Nafplio, forse una delle città più importanti e grandi della regione. È un gioiellino: chiusa contro il mare da due fortezze arroccate sui costoni di roccia, si sviluppa su un lungomare di ristoranti di pesce e pub. E’ un luogo molto “in”, più che per gli stranieri, per i greci in vacanza. Anche qui i negozietti per turisti sono numerosi ma inframmezzati da piccole gallerie d’arte, performance creative all’aperto e laboratori di oreficerie con gioielli dalla foggia originale. Nell’ultimo locale sul lungomare, riusciamo finalmente ad assaporare anche un buon espresso.
Altre mete si aggiungono: la piccolissima Micene, Argo e l’imperioso castello di Larissa, l’isola di Poros, Kilada - piccolo borgo di pescatori con i suoi crateri illuminati e le sue squisite fritture marinare, le montagne più interne, desolate ma insaporite da piatti a base di agnello alla brace. Il tutto, inframezzato da yogurt greco, denso e buono, e da mare, leggero, blu e altrettanto buono con noi.
Un ultimo saluto, l’alba della partenza, dal mare, ancora di miele, di Ermione.
ya sas ed efcharistó












Nuela Camposeo