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T.R.E.N.K.I.M.
T.R.E.N.K.I.M.
è un nuovo artista emergente della scena Romana appartenente al filone musicale della cultura hip hop.
Per quanto concerne la metrica e il ritmo caratterizzanti il suo stile, purtroppo io non me ne intendo molto non avendo una conoscenza approfondita riguardo a ciò. Quindi ho deciso, di conseguenza, di evitare di ostentare ogni tipo di opinione basata su un qualcosa di cui non ho totale sicurezza cognitiva.
Al contrario, mi soffermerò invece sui testi delle canzoni riportate sul suo MySpace. Cercherò di argomentare questi ultimi attuando un tipo di discorso incentrato sulle linee generali dei vari contenuti senza spezzettare le mie interpretazioni dividendole singolarmente per ogni canzone. Di tanto in tanto riporterò magari alcuni riferimenti o qualche citazione proveniente dalle stesse.
L'essere umano, a differenza di tutte le altre specie viventi, è l'unico a sfruttare gli individui della sua stessa specie solo e unicamente per lo scopo di soddisfare i propri interessi non primari quali quello della ricchezza, della notorietà, della comodità e della fama.
Ciò è molto più evidente nella nostra società attuale in cui ognuno cerca sempre e comunque di scavalcare e di prevaricare il prossimo giocandosi qualsiasi tipo di “carta” a disposizione, anche quella più subdola, pur di uscirne vittorioso. Ma la causa di questo grande egoismo generale è radicata nel sistema sociale moderno, basato su ritmi di vita troppo frenetici e veloci che rendono impossibile ad ogni individuo la possibilità di trovare uno “spazio” per se stesso.
Lo “spazio” è da intendere soprattutto a livello mentale:
“Tra le cose che vuoi e la vita che hai non c'è tempo per stare a pensare. Gente come avvoltoi quanta ne incontrerai...”
Le due frasi sono presenti nella canzone La risposta ai perché e riassumono in pieno l'ansia che attanaglia chiunque cerchi di emergere minimamente dalla “trasparenza” delle masse.
Questa continua gara mirata al raggiungimento del tanto bramato “traguardo sociale” non fa altro che creare ed alimentare sempre più frustrazione, paura ed odio nei confronti degli altri.
Il risultato è la completa solitudine alla ricerca del proprio Ego e, soprattutto, di un qualcosa al proprio interno in grado di poterci far “uscire da queste quattro mura” che racchiudono “una camera fredda sempre più scura”.
Credo che la frase che ho appena citato, presente nella canzone Penso che, sia una sorta di metafora a livello psicologico. Le “quattro mura” rappresentano, secondo me, le barriere mentali che ognuno di noi costruisce attorno a sé come meccanismo di auto-difesa per auto-proteggersi dagli attacchi del mondo esterno. Cerchiamo di proteggerci utilizzando questo processo mentale di auto-chiusura e di rifiuto per ogni cosa senza renderci conto che ciò condurrà soltanto ad un cerchio chiuso: la conclusione è di ritrovarci incastrati all'interno di noi stessi a causa di un meccanismo che, nato inizialmente allo scopo di auto-difesa, piano piano si è trasformato nel suo contrario, ossia in auto-attacco. E' un attacco che noi facciamo contro noi stessi ritrovandoci in una “camera f redda sempre più scura”, ovvero la nostra coscienza interiore, la nostra essenza diventata fredda e scura, quindi ormai non più comprensibile. L'unico modo per sfogarsi diventa solamente quello di “urlare a squarciagola” per dare voce al nostro continuo tormento interiore.
Ad incrementare ulteriormente tale condizione di alienazione è la gente che ci circonda, anche essa in preda a nostre simili ansie e, di conseguenza, anche essa chiusa nella sua interiorità.
Il risultato è ritrovarci tutti “soli, senza avere nessuno, con intorno soltanto parole, coincidenze, mezze frasi e scuse”.
Gli “eroi” che riusciranno invece a superare questa situazione sono soltanto coloro che “in questo mondo hanno tante conoscenze”, i “raccomandati”. (citazione dalla canzone Mamma mia Trenkim).
Io non prendo le parti di nessuno e altrettanto non mi sento in diritto di dare giudizi su alcuna persona particolare. La mia disquisizione è basata su un dato di osservazione generale della realtà comune che ogni giorno viviamo.
Infatti credo che Trenkim nei suoi testi raffiguri e descriva indirettamente lo stereotipo esatto della condizione dell'uomo moderno, alla ricerca di qualcuno che possa proteggerlo come un “padre che copre la figlia”, alla ricerca dell'amore derivato dalla fiducia che non si riesce più ad avere nei confronti di quasi nessuno, alla ricerca della “verità che è come la notte”, quindi è fredda e pungente, non è mai chiara ed evidente al primo impatto che si ha con essa. Il rapper in questione descrive il “piccolo uomo” alla ricerca di un obiettivo da seguire e da raggiungere per soddisfare le proprie ambizioni personali: “Cosa vuoi fare da grande?” ed anche l'uomo alla ricerca di un motivo per poter reagire. “Io sono stanco non so' se un giorno mai reagirò, ma adesso ch iudo la porta e vado via per un po'..”: queste sono tutte frasi presenti nella canzone Coscienza. Io interpreto la mia coscienza e la coscienza di chiunque altro quasi come una sorta di “grillo parlante”: sempre pronta a far affiorare ogni debolezza interiore, ogni senso di colpa, ogni insicurezza psicologica.
E' presente nei testi di Trenkim anche la figura dell'uomo in preda a “mille facce” da mettere in mostra nel momento giusto, nel posto giusto e con la gente giusta per poter affrontare al meglio le difficoltà della vita.
Avere “mille facce” credo che sia una cosa normale, appartenente a tutti: basti pensare alla “teoria delle maschere” dello scrittore Luigi Pirandello maggiormente evidente nel suo libro Uno, Nessuno e Centomila.
Il punto è questo: noi abbiamo “mille sfaccettature” (o, meglio, “mille personaggi”) all'interno della nostra unica persona ma la maggior parte della gente si adatta a mostrarne solo una, forse per paura di mettersi totalmente in gioco, reprimendo così tutte le altre.
Gli altri “personaggi” repressi, o più che altro, nascos ti o mascherati, non scompaiono ma, anzi (!), riaffiorano inaspettatamente sotto-forma di atteggiamenti, comportamenti o modi di fare imprevedibili.
Ecco perché la frase: “cambio faccia quando mi pare” nella canzone Mille facce.
In realtà non è questione di “cambiare faccia” quanto invece, più che altro, di “mostrare un'altra faccia delle tante che si hanno all'interno di se stessi”.
Riguardo alla paura, credo che sia un sentimento umano abbastanza normale. La paura e l'amore sono i due sentimenti principali dell'animo umano da collegarsi agli istinti primordiali insiti all'interno di ognuno.
Ed è la troppa paura a generare l'odio.
Eros vs Thanatos: Amore vs Morte.
La paura nasce dalla presa di coscienza che non tutto si può tenere sotto il proprio controllo. A maggior ragione se si parla di un individuo, quest'ultimo non potrà mai essere capito e compreso a pieno per il semplice fatto che a lui si lega una trama di esperienze, di vissuti, di sentimenti e di emozioni
che non possono spiegarsi in termini razionali.
Per quanto riguarda le problematiche del “non capire” e del “non essere capiti”, tutto dipende, secondo me, da due fattori principali: c'è chi “finge” di non capire forse perché, in realtà, non vuole capire in quanto non gli conviene (ma invece ha capito tutto!) e c'è chi davvero non capisce forse perché si ferma solo al lato superfic iale degli eventi osservando unicamente la “facciata” delle cose.
Cambiare per farsi capire è la cosa in assoluto più sbagliata che ci possa essere. Ed è anche quasi impossibile fare ciò. La frase della canzone Coscienza rende a pieno questa tematica: “Ci ho provato ma non ci riesco a vedermi diverso”. Infatti è colui che interpreta a dover cambiare il proprio parametro di interpretazione cercando di mettere da parte ogni suo filtro di comprensione personale e cercando di “aprirsi” il più possibile verso l'esterno abbattendo ogni tipo di “barriera mentale”. Questo riguarda tutto ciò che di comprensibile ci possa essere: le persone, gli animali, la natura, gli eventi storici, la cultura, le tradizioni, i credi, le religioni, la famiglia, l'amicizia, l'amore...tutto!
Stilata da LuciLLa (http://www.myspace.com/japanlucilla
"Dunque io in quanto esimio critico musicale improvvisato, dall’alto della mia incompetenza, sono stato interpellato a proposito di Trekim da alcune sirene mentre la mia flotta si dirigeva col pilota automatico verso Itaca mentre io mi occupavo di altro; durante la burrasca di quel momento solo la musica mi avrebbe salvato dalla tentazione..per non perdere la via maestra….ilo fatto è che la musica che Poseidone aveva pensato di rifilarmi in quell momento era quella di Trekim…e così…come lobotomizzato da un modello di fare hip hop che ormai fa tendenza…ho perso la facoltà di discernere…e come molti giovani d’oggi mi sono messo a credere che tutto può fare ritmo, qualsiasi parola buttata lì a caso… ho creduto a Fabri Fibra, a Tormento…qualsiasi storia personale, qualsiasi parola messa su un ritornello mi faceva indossare pantaloni larghi..magliette bianche fino al ginocchio , cappellini alla rovescia..catenazze al collo e faccia da duro…ad ogni istan za mi sentivo come gli altri sfoderando tre dita di una mano per tenere il ritmo a cantare il disco incantato cercando di ricordare le parole e metterle in ordine anche se avevo la percezione che spesso fossero a caso….e così mi accorgo che nel frattempo le mie braccia si confondono e si avvolgono a quelle di due sirene e la cosa sta diventando interessante e allora chissene frega di Trekim dice la mia emozione di quel momento(“ wow che fi..”) : però ad un certo punto quella mia ispirazione necessità di un'altra musica e così : “ma per favore basta! La musica è arte!”
A volte si fanno brutti sogni e poi per fortuna si recupera il timone e si gira al largo dalla media..la media…la media è un certo modo di parlare, vestire, cantare… assolutamente comune…anche se a furia di crederci sembra un arte, sono in tanti a credere che la media sia un arte….essere tutti uguali, nel modo di vestire, danzare, cantare, ridere, dire assolutamente cazzate a caso.. dunq ue gira al largo dalla media se puoi, dallo! ! stereo t ipo, dal luogo comune, dallo sponsor che ti entra nelle vene e nel cervello senza che te ne rendi conto..questa sarebbe la strada consigliabile, cerca uno stile diverso..ma davvero diverso…..questo è il consiglio ma non è questo il caso; la mia opinione su Trekim: per mio gusto personale, non mi sento di premiare questo gruppo sul piano dell’originalità e dello stile..chissà magari un giorno lontano…le cose cambieranno in meglio e allora che sia….al momento meglio trekking che trekim, seppura abbia sempre preferito la musica allo sport, e sia comunque una buona festa per tutti, ciao gggiovani. Buena
Saludos
Dan