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Serena Rossi

arte e cultura

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Redatto in occasione della personale dell'Artista
SERENA ROSSI

In my SHOES
( dans mes chaussures )

che si è tenuta dal 7 al 14 gennaio 2009 presso la
Galerie Etienne De Causans
Rue de Seine, 25 Parigi France


TESTO CRITICO


Un desiderio cinge l'abbraccio delle infinite piccole cose. È il desiderio di ritrovare una perduta unità, colmare con un balzo la lontananza di uno sguardo che ancora non comprende, avvolgere il disperso, riappropriarsi delle maschere, indugiare curiosi su briciole di identità. Rimandano a un soffio, a un respiro, a un'impronta del passaggio.
Non ci attendiamo grandi rivelazioni, sfolgoranti certezze, verità come macigni: è solo il gioco del teatro, la magia dell'incontro casuale, un'affinità elettiva che condensa oggetti e anime e li raccoglie - come in una festa - attorno a chi dice: "io".
E la tazza cui le labbra si appoggiano, la trasparenza del bicchiere che ha accolto lacrime, la danza della luce sfavillante su cocchi come barche dispongono un cerchio di intimità attorno a un mondo. Serena Rossi ci conduce di soglia in soglia: le infinite sporgenze oltre il buio e il silenzio della chiusura sono i mille volti che assumiamo per gli altri. Eppure riflettono la nostra vibrazione interiore: gocce d'acqua, frammenti, ritagli, una cascata di foglie, torrenti che specchiano paesaggi. Mille bugie parlano di noi e dileguano distanze. Sono accenni parziali, suggerimenti, ma nelle concrezioni del colore, nella materia e nel segno un deposito lento inanella i giorni trascorsi, gli attimi del presente, le speranze future. Le ciabattine sognanti di Serena Rossi cullano la vita, sono precipitato di esistenza, malinconica e vivace, franta eppure totalizzante. Un diario si lascia sfogliare e ogni segno è una pagina, ogni curva una svolta, ogni parola è formula cifrata. Da custodire come un simbolo. Da toccare i grumi sulla tela, i collages che ne increspano la superficie, gli oli spatolati e gli smalti a generare immagini. Sono tesori che emergono d'improvviso da acque abissali. Il fondo della memoria è il fondo del bicchiere. Vuoto e pieno, vissuto e nuovo, dimenticato e presente. L'artista parla di caos e di caso: la vita che ingarbuglia inattesi nodi, la sbavatura che non rientra negli schemi, la linea fuori asse, la volontà mutevole, la passione. Tutto ciò che ci costituisce - il destino che abbiamo alle spalle - sembra incomprensibile anche ai nostri occhi. Ma la rivelazione non è mai stata ingabbiata dalla pedanteria di una dimostrazione, prigioniera nella lucida scorza di un concetto definitivo. Piuttosto sono i racconti che sussurriamo a noi stessi camminando per la città, i suoni che sentiamo nella nostra stanza, le scelte contingenti delle parole e dei monili che ci accompagnano a creare la nostra aura. Il nostro cosmos. Il nostro piccolo ordine da superare ogni volta che qualcuno ci si fa incontro. Qualcuno a cui chiediamo di indossare le nostre scarpe. Non àncora e sicurezza, la certezza che ci lega alla terra. Ciò che dà loro vita è l'oscillazione di un equilibrio rotto e ritrovato a ogni passo - come per magia.



Vera Maria Carminati

in my shoes

in my shoes spring


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