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MO'SKA

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MO'SKA

Ci sono gruppi che si nascondo dietro a ipotetiche etichette di intellettualismo, che poi risultano esser solo delle pesanti maschere e pantomime goffe di gruppi ben più noti e famosi,risultando nientemeno che un rappresentazione senza senso, senza un briciolo di personalità e di genuinità.
Poi ci sono altre band che pur avendo voglia di fare bella musica, non si prefiggono l?obiettivo di moralizzare o di porsi al di sopra di chissa? cosa, ma affrontano senza fronzoli, anche argomenti attuali, non perdendo mai la voglia di divertire, ecco i mo?ska rientrano in questa seconda fascia di gruppi musicali, i loro pezzi mettono allegria, e ascoltandoli ti vien voglia di lasciarti andare e farti trascinare dal ritmo.
Alle loro spalle esiste un background di diversi anni, e con diverse esperienze fatte soprattutto tra le strade della loro terra d?origine, ovvero la Puglia.
La band di Molfetta dopo essersi formata nel ottobre del 2003 grazie alla spinta e alla voglia di suonare del chitarrista
Sergio la Grasta e del batterista Gianluca Silvestri,trova subito riscontro positivo in esibizioni nella terra d'origine, grazie ad un sound vivace e dall'approccio immediato dal 2004 riescono a trovare una vera e propria identità, anche con la composizione della line-up che sarebbe stata definitiva, che comprendeva anche il bassista Maurizio Lacedonia presente sin dagli esordi, e all? arrivo della sessione fiati composta da Giuliano Treofasto ed Angelo Carabellese alla tromba,Antonio do pinto al trombone e Ignazio Allegretta al sax, ma la quadratura del cerchio torna grazie soprattutto alla figura di Antonio Capelluti alla voce e autore di tutti testi dal suo ingresso nella band ovvero maggio 2004.
Nell? estate del 2004 viene registrato il primo demo intitolato ?ritMO?SKAtenato? e che vede la luce nello studio di Kougla.
Il loro fare è talmente graffiante che arrivano a fare da spalla a Caparezza in un concerto tenutosi ad Isernia il 1 settembre 2006, e poi riescono a fregiarsi di un titolo importante,
infatti nell'estate del 2007 suonano in due festival a Gallipoli, vincendo nella prima occasione il contest band emergenti e nelle seconda aprendo una serata in cui gli headliner sono gli storici skatalites.
Come gia detto però questi anni non sono importanti solo per i live, (aprono anche un live degli Apres la classe) ma anche a livello compositivo, era da diverso tempo che perseguivano l'idea di un disco più completo,che si realizza tra giugno e luglio presso i gel studio di Trani, l'opera viene chiamata Irritazioni Croniche, un cosidetto ep, molto più completo di un semplice demo, in cui si sentono tute le influenze classiche del genere, ma dove risalta davvero il risultato finale (almeno del sonoro, non avendo il cd originale) in cui sembra di esser di fronte ad un gruppo completo e vitale, che possa aver aumentato il raggio di popolarità in tutta la penisola.
Ahimè però il 2008 è anche importante da un punto di vista negativo, a 5 anni esatti dalla fondazione i mo?ska decidono di scioglersi, lasciando quel che resta della band nelle mani di soli
tre componenti, i due storici la Grasta e Silvestri, più il cantante Capelluti, che scelgono un nuovo bassista e un tastierista, per provare a continuare questa loro avventura, in una direzione magari diversa o ricalcando in parte i passi gia fatti, in ogni caso rimaniamo in attesa ansiosi, per capire quale sarà la strada da loro intrapresa, essendo il gruppo in fase di lavorazione per creare un nuovo vestito su misura.
Le potenzialità ci sono tutte, prendiamo per esempio il loro pezzo più importante, mai più noi, premettendo che chi vi parla non amante del genere in questione, devo pur dire che nel suo insieme sin dal primo ascolto il pezzo colpisce nel segno, pur non essendo molto complicato,
la melodia del pezzo entra subito volentieri nelle corde dell'ascoltatore,e seppur senza innovazioni e rientrando nello stereotipo del genere, riesce a risultare fresca e ,diciamocela tutta, ballabile in quelle sere d'estate ricche di feste all'aperto che a noi piacciono tanto.
Il testo invece non convince del tutto, ok, il ritornello è si orecchiabile, ma nelle strofe si cade ogni tanto un po troppo nella semplicità, e in luoghi comuni, rimane comunque però genuino e senza finte pretese, colpendo nel segno anche coi suoi limiti.
Come detto in apertura, piace e convince la confezione del prodotto che risulta esser piacevole anche a chi non si ritiene un ascoltatore tipico di ska.
Per concludere il pezzo merita un bel 7/10 che può esser un ottimo punto di partenza, anche visto il cambio di line-up, un buon nuovo fuoco da dove rinascere.
In un genere musicale che raccoglie molte sottospecie e che può diventare una giungla che non da scampo, la creatura in questione sembra esser già scattante e furba, certo ora c'è un pò di curiosità attorno alla nuova formazione, ma le basi su cui creare un buon progetto ci sono, forse questo cambiamento porterà ancora più vitalità rispondendo alla mancanza di esperienza e creatività con una sana dose di incoscienza in più.


Stefano Ardino


Mmmmhhh...pericoloso farmi recensire i MO'SKA...perché? Perché ognuno nella sua vita ha i propri paletti invalicabili...e, almeno per quanto riguarda lo SKA - che premetto essere il mio genere musicale preferito -, sti MO'SKA qua li oltrepassano tutti.
Due sono le cose che mi mandano in bestia:
1) lo SKA CORE (per interderci...l'insulsa mistione tra ska e punk);
2) i gruppi che infilano la parola SKA all'interno del proprio nome (eccerto...ce vo' la fantasia de 'n bradipo!).
Non me ne vogliano...ma sentire i MO'SKA è come pescare a caso nel calderone dello SKA CORE italiano (il 99% di queste band ha, appunto, la parolina SKA nel nome)...sentito uno sentiti tutti. E nel caso dei MO'SKA la somiglianza (vabbe'...eufemismo) è addirrittura imbarazzante. I cliché del genere ci sono tutti...a cominiciare dall'immagine "raggae de noantri" della band (dreadlocks, felpe larghe col cappuccio...mado'!). Se cercate qualche spunto SKA lasciate perdere...non c'è n'è traccia...né l'emotività "root" di Desmond Dekker...né la semplicità e la solarità di Alton Ellis...né tantomeno l'innovatività di Prince Buster. Insomma, i mostri sacri del genere non trovano spazio nelle influenze dei MO'SKA...ed è un peccato perché anche le leggendarie band del revival ska della fine dei 70 (Specials, Madness, Bad Manners...) avevano pagato loro il giusto tributo (tra l'altro sempre riconosciuto). Niente "rudeness" quindi...ma un ammiccante suono pop/punk con
chitarre veloci in levare e una buona sezione fiati (che è senza dubbio il punto forte della band)...buono per pogare da sbronzi sotto il palco alla "Festa della Birra di Roccacannuccia" ma non per il mio lettore CD. Attenzione però...non sto dicendo che siano delle pippe impresentabili...anzi, mi sembrano anche bravini e precisi tecnicamente e con un suono fresco e immediato...ma sono senza infamia e senza lode limitandosi ad eseguire il compitino senza aggiungere nulla di più! Non esite un marchio di fabbrica "MO'SKA" per intenderci...e questo nella musica è il peggiore dei difetti!
Ho anche dato un'occhiata al loro myspace (http://www.myspace.com/mo39ska)... e tutto, a partire dalla grafica (oh...so' pignolo...embé?), è distante anni luce dall'immaginario SKA e RUDE BOYS...e fa un po' tristezza vedere l'avatar degli Skatalites solo soletto al fianco di quello di Caparezza (che sta allo SKA come Biscardi alla lingua italiana)...quasi a voler confermare che lo SKA è solo un dettaglio e non un punto di riferimento!
Non mi si scambi per un fanatico purista...ma credo che gente come Clash, Rancid, Operation Ivy e (anche se in maniera un po' diversa) i Mighty Mighty Bosstones abbiano già detto tutto sul genere.
E ora perdonatemi...vado a mettere su il mio nuovo cofanetto della TROJAN che devo stirarmi le Ben Sherman e lucidarmi i boots!
STAY RUDE!

Modernista&Ruccutone



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