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Cinesi e Milano / Cinesi a Milano

arte e cultura




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Cinesi e Milano / Cinesi a Milano
di Maurizio Bruni

L'insediamento della comunità cinese nella zona di Via Canonica risale alla prima metà dello scorso secolo, caratterizzato da un gruppo di persone semplici, assidui lavoratori, molto rispettosi delle leggi.
Quando ero presidente della nostra zona ebbi occasione di parlarne con un funzionario della Questura (siamo nel 1988!) che mi disse con sicurezza "nessuno qui da' problemi, tranne uno -il nome francamente non riuscii a capirlo- che ogni sabato sera è regolarmente ubriaco, e che noi recuperiamo e portiamo a casa".
In realtà, in quegli anni iniziava un nuovo insediamento, il vecchio Nanchino, capo indiscusso della comunità, iniziava a perdere peso, soppiantato, forse, dalle Triadi. E iniziava a inserirsi un gruppo di persone convinte che il guadagno, il dio denaro (ma non erano atei?) fosse la legge suprema.
I problemi recenti sono nella memoria di tutti, irrisolti, tanto che si continuano a vedere queste file di carrelli carichi di merce che fanno pensare: se solo pagassero le tasse su tutto questo materiale, si risanerebbe il bilancio nazionale!
Grande operosità, purtroppo unita troppo spesso a un sovrano disprezzo delle regole, quando esse limiterebbero i guadagni: da qui sono nati i bordelli (uno lo scoprono, altri rinascono subito) i dormitori clandestini, gli immigrati-schiavi.
A questi problemi la risposta del comune apparirebbe una Zona a Traffico Limitato, più rigida di Corso Garibaldi, con autorizzazione solo per residenti. Può essere sufficiente? Francamente ne dubito.
E nel frattempo sono nate "trincee e barricate" sugli angoli delle vie.
Sì, è vero, è una moda che da qualche anno sembra aver appassionato l'assessore responsabile, quella di creare artificiosi ostacoli alla circolazione, ipertrofizzando i marciapiedi, creando angoli acuti, stringendo le piazze (vedi piazza Caneva), inventando rotonde (vedi quella di via Canonica) semplicemente assurde e sproporzionate alla sede stradale.
Ma in via Paolo Sarpi il risultato è solo quello di aver creato antiestetici muretti, e sopralzi nemmeno percorribili dai pedoni.
Però è doverosa un'altra riflessione: il traffico che dai quartieri occidentali deve rivolgersi a nord - est (viale Zara, Città Studi, Piazza Loreto) dove passerà? La circonvallazione è piena, via Cenisio straripa, Via Procaccini mostra già code che non si vedevano da oltre vent'anni, Via Canonica termina sull'ingorgo dell'Arena. Occludere Paolo Sarpi (pare che nemmeno le moto potranno percorrerla) significa riversare tutto sulle vie adiacenti.
Forse col risultato di attirarsi qualche maledizione non desiderata, visto che lo scopo originale sembrava quello punitivo della ... spensierata... occupazione della via da parte dei carrelli cinesi, non dalla normale vita dei milanesi.
Spero che questo problema, così come l'ecopass nella via che conduce al Pronto Soccorso del Fatebenefratelli, possa essere almeno preso in considerazione da chi ne è responsabile.
Ma, al momento, ne dubito.


Maurizio Bruni

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