tantodicolore


Vai ai contenuti

ALFRED HITCHCOCK

tempo libero

ALFRED HITCHCOCK: LA SUA FINESTRA ERA UNO SCHERMO

LA FINESTRA SUL CORTILE, LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE, LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI, L’UOMO CHE SAPEVA TROPPO, NODO ALLA GOLA sono i titoli delle pellicole che l’avveduto maestro tolse dalla circolazione, una volta che i diritti per il loro sfruttamento ebbero fatto ritorno nelle sue mani. Come il vecchio Alfred aveva stabilito, dopo la sua morte (avvenuta nel 1980) la figlia li ha ceduti al miglior offerente, la Universal, guadagnandoci una barca di soldi; a giudicare dalla risposta del pubblico, però, neppure la casa distributrice ci ha rimesso: il grande Hitch continua, a distanza di tempo, a divertire, appassionare, coinvolgere. Cerchiamo di capire quale sia il segreto di tale longevità.
Nato in Inghilterra nel 1899, ammiratore di Griffith e Chaplin, entra nel cinema a vent’anni e nel ’25 inizia l’attività di regista, confezionando una serie di pellicole, che lo fanno conoscere dovunque e nelle quali rivela gli elementi che caratterizzeranno l’intera sua produzione: la suspense, l’humor, la sicurezza tecnica, le doti d’osservazione psicologica, il procedimento analitico, una certa influenza espressionistica nelle luci e nelle inquadrature, la sapienza narrativa. Nel 1940 approda in America, dove realizza tutta la sua produzione più conosciuta (salvo un ritorno finale alla patria d’origine) e che potremmo suddividere in queste categorie: i drammi psicoanalitici, i film “neri” (spesso con sfumature da commedia), i film di spionaggio.
La sua personalità artistica ha ottenuto, negli ultimi anni, un’ampia rivalutazione da parte della critica, che in passato gli ha mosso accuse anche severe; tra le altre, quella riguardante una presunta mancanza di “contenuti”, da lui stesso avvalorata con dichiarazioni tipo questa: “I contenuti non mi interessano; sono come un pittore che dipinge nature morte; è dallo stile, dal modo di dipingerle che deriva l’emozione”; ma è un’affermazione che fa parte del “personaggio”; in realtà, nelle sue opere si trovano analisi finissime dei comportamenti e la rappresentazione di inconsce paure e inquietudini che tutti portiamo dentro di noi: non mi sembra poco!
In quanto alla cifra tecnica, non si discute, è elevatissima; come altri registi formatisi nel periodo del muto, è pieno padrone del linguaggio cinematografico: con una sola carrellata dice quanto in mezz’ora di dialoghi; ha dimostrato un invidiabile eclettismo stilistico, riuscendo a passare con estrema facilità, per esempio, dal piano sequenza di NODO ALLA GOLA ai 1360 cambiamenti di inquadratura de GLI UCCELLI; ma ciò che più conta è che la sua bravura tecnica non è mai stata fine a se stessa (come purtroppo accade all’enorme stuolo dei suoi “imitatori”, tutti dediti al “trucco” ed all’effetto), ma sempre finalizzata alla comprensione della storia e dei personaggi; amante dell’ordine e pignolo quanto si conviene, ha creduto nel valore persuasivo dell’immagine e il suo stile potrebbe definirsi “analitico”, per il modo in cui “esamina” gesti ed ambienti. Se è vero che l’evoluzione della mentalità conduce spesso al superamento dei “significati”, ciò che protrae nel tempo il valore di un’opera è la sua qualità formale; questo, unito alla simpatia che ispira la figura del grande maestro anglo-americano, spiega perchè le sue pellicole invecchino così bene.
Tra i cinque film vi è almeno un capolavoro, LA FINESTRA SUL CORTILE, ironico ed elegante esempio di stile e “ideologia” hitchcockiana, ma anche gli altri, a cominciare da LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE, riserveranno più di una sorpresa agli spettatori attenti: non perdeteli!

Rubrica a cura di Massimo Fantuzzi


tantodicolore di Emanuele Mantovani e Dario Bozzolo - Proprietà Riservata - oggi è | info@tantodicolore.it

Torna ai contenuti | Torna al menu